Ma è tra ‘700 e ‘800 che la pizza si afferma sempre più come uno dei piatti della cucina napoletana preferiti del popolo, entrando a pieno titolo nella tradizione culinaria di questa città: e si vanno definendo sempre le caratteristiche della pizza e dei luoghi deputati al suo confezionamento, le pizzerie.

Il forno a legna, il bancone di marmo dove viene confezionata la pizza, lo scaffale dove sono in bella mostra gli ingredienti che andranno a comporre le differenti varietà di pizza, i tavoli dove gli acquirenti la consumano, l'esposizione esterna di pizze vendute ai passanti: tutti elementi che si ritrovano tuttora nelle pizzerie italiane.

Tra gusto aristocratico (Re Ferdinando II di Borbone ben gradiva le pizze di 'Ntuono Testa) e ancor più convinto favore popolare la pizza si afferma come piatto quotidiano, pranzo e a cena del popolo napoletano.

Dopo i Borboni anche i re d’Italia, i Savoia, mostrarono di gradire la pizza napoletana: non solo, ma lasciarono traccia di sé nella storia della pizza.

L'Antica Pizzeria Brandi conserva ancora oggi un documento a firma “devotissimo Galli Camillo, capo dei servizi di tavola della real casa” del giugno 1889, nel quale si ringrazia S.G. Raffaele Esposito, dell’allora pizzeria “Pietro e Basta Così”, per le qualità di pizza, tra cui la celeberrima pomodoro e mozzarella, confezionate per Sua Maestà la Regina Margherita, che, come sottolinea il testo, vennero trovate buonissime. La pizza pomodoro e mozzarella fu allora battezzata “Pizza Margherita” dal pizzaiuolo Raffaele Esposito, il nome con cui ancor oggi questa pizza è universalmente conosciuta.

Il principio del nuovo secolo vede la pizza pronta per la sua diffusione su scala nazionale e mondiale, ben al di là dei confini napoletani, che tutti conosciamo: nel corso del novecento, la pizza ha conquistato consensi dall'Europa all’America al Giappone, divenendo, e non sembri una esagerazione, patrimonio dell'intera umanità.

 

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La pizza tra tradizione e storia.

La pizza ha tremila anni di storia.Tutte le civiltà, si può dire, hanno conosciuto forme differenti di focacce, schiacciate e simili che vedevano nell'impasto tra farina di cereali di vario genere, acqua e i più svariati condimenti una fonte di nutrimento fondamentale nella alimentazione umana.

L'antichità a noi vicina, quella che vide il fiorire delle civiltà che si affacciavano sul Mar Mediterraneo offre perciò un'ampia messe di esempi di quelli che possono considerarsi gli antenati della pizza quale noi la conosciamo. Dall'Egitto alla Grecia classica all'antica Roma e Pompei è perciò tutto un proliferare di vivande che richiamano nella composizione e nella cottura la pizza.

La pizza, non volendo qui dar credito ad altre fantasiose ipotesi sulla sua origine, si presenta così come un alimento tipico delle culture che storicamente si sono affacciate sul bacino del Mediterraneo. E in una delle regine del Mar Mediterraneo, Napoli, essa troverà la sua patria e il punto di partenza di una diffusione che può ben dirsi planetaria.

I longobardi calati in Italia meridionale dopo la caduta dell'impero romano avevano portato con sé la bufala che,una volta ambientatasi tra il Lazio e la Campania, fornirà il latte per la fabbricazione della mozzarella.
E in epoca moderna la scoperta del Nuovo Mondo recherà in Europa un elemento principe della pizza che è quasi impossibile immaginarne priva: il pomodoro.

Una pizza che fa bene al cuore.

“Ovunque i semi di lino divengano un cibo comune tra la gente, lì ci sarà una salute migliore”, sono parole del Mahatma Gandhi che, osservando le abitudini del suo popolo e seguendo gli insegnamenti ricevuti dai suoi genitori, commercianti di spezie, arrivò ad affermare quello che scienza e medicina hanno solo da poco riconosciuto: l’importanza dell’utilizzo dei semi di lino nella nostra dieta quotidiana. Questi semi oltre a contenere lignani, i fitoestrogeni dalle importanti proprietà antiossidanti e anticancerogene, sono soprattutto una fonte eccezionale di Omega 3, l’acido alfa–linolenico, naturale protezione del cuore e del sistema circolatorio.

Per questo motivo la Pizzeria Silvano ha voluto aggiungere al classico impasto della sua nota pizza una piccola quantità di farina di lino, in modo di curare non solo la soddisfazione del palato dei propri clienti ma anche la loro salute e realizzare un giusto connubio tra gusto e forma fisica.

Valori Nutrizionali Medi per 100g di Farina di Lino:

Valore Energetico (Kcal):

222

Proteine (g):

27,5

Carboidrati (g):

0

Grassi (g):

12,5

 di cui Acido Linoleico Omega 3 (g):

6,5

Ristorante Pizzeria Silvano - Via Cerutti, 64 -25017 - Lonato - (Brescia)

 

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